Come presentarsi alle Case Editrici
Posted By Aurora Alicino | 23 agosto 2009
Desiderate sottoporre una vostra opera a una casa editrice?
Ecco qualche consiglio per voi.
Le principali domande, alle quali dovete trovare una risposta prima di inviare il vostro racconto o romanzo, sono:
- la casa accetta in visione/valutazione romanzi o racconti di scrittori esordienti?
Alcune potrebbero non desiderarne, per vari motivi, altre potrebbero accettare solo romanzi o raccolte di racconti (quindi non racconti singoli), molte non gradiscono sillogi poetiche, e così via.
- La casa tratta il genere letterario del vostro libro?
Non spedite il vostro romanzo (o raccolta di racconti) “a tappeto” a qualsiasi casa editrice, ma solo a quelle che pubblicano libri appartenenti allo stesso genere letterario del vostro.
Lo potete capire sfogliando il catalogo dei libri che ogni casa mette a disposizione sul proprio sito.
- La casa accetta in visione/valutazione romanzi o racconti esclusivamente attraverso concorsi o selezioni?
- Nel caso di un romanzo: la casa desidera leggere subito il romanzo intero? Oppure (e questi casi sono più frequenti) preferisce i primi X capitoli, le prime Y cartelle, o soltanto una sinossi?
- A chi dovete rivolgervi quando scrivete la vostra lettera di presentazione? (Questa va scritta sempre, se vi servono dritte a riguardo chiedetemi pure.)
Infatti è sconsigliato rivolgervi direttamente alla “Gent.ma Casa Editrice”, a un fantomatico “Illustrissimo Direttore” o “Egregio Editore”: esistono gli addetti alla ricezione/lettura delle opere degli esordienti ed è buona norma ed educazione individuarne il nome e rivolgersi direttamente a loro.
La risposta a questi quesiti si trova sul sito web della casa editrice che vi interessa. Se così non fosse, non abbiate mai il timore di chiedere informazioni a riguardo.
Un consiglio importante: puntate alle piccole case editrici, poiché sono quelle che più facilmente vi daranno retta!
Hanno infatti meno lavoro e quindi più tempo rispetto alle grandi case editrici, e poi è nel loro interesse cercare e aiutare giovani scrittori di qualità per poter a loro volta affermarsi nel campo editoriale.
Per loro che, contrariamente alle grandi case, non dispongono di nomi famosi e soldi per pubblicizzare le uscite, la qualità del materiale pubblicato è assai importante.
Ricordatevi, infine, che i primi a essere convinti di quel che scrivete dovete essere voi!
Questo non significa tessere le proprie lodi nella lettera di presentazione (pratica del tutto controproducente), ma mostrare che teniamo alla nostra opera: curarne ogni dettaglio, leggerla più volte e farla leggere ad altri con occhio critico, in modo da scovare e modificare gli eventuali errori e difetti.
Un manoscritto poco curato non fa certo una buona impressione: chi legge si chiederà se ha a che fare con un autore poco capace o poco convinto del proprio operato.
Quindi, occhio a non “tagliarvi le gambe” da soli.
Pubblicare a pagamento?
Argomento spinoso e dalle molte sfaccettature. Io, personalmente, non pubblicherei mai sborsando soldi di tasca mia, e non lo consiglierei tanto meno agli esordienti che dovessero chiedermelo.
Tuttavia, questo argomento merita un articolo a parte, quindi vi invito a seguirmi: presto scriverò qualcosa di più completo.
Nel frattempo, se avete bisogno di consigli riguardo agli argomenti qui trattati, potete scrivere un commento o contattarmi privatamente tramite e-mail.












Ma dov’eri quando, circa dieci anni fa, provavo, con l’incoscienza tipica dei vent’anni, a farmi pubblicare disperatamente?
Scherzo, ovviamente… Anche perché, nel frattempo, non solo NON sono stato pubblicato, ma sono riuscito a studiare e ora mi diletto a provare un lavoro dopo l’altro.
L’idea di farmi pubblicare c’è ancora. Scrittore lo sono già, sai com’è… solo che il resto del mondo ancora non se n’è accorto…
Devo dire però che raramente ci si mette nei panni di chi riceve il racconto.
Sinceramente non avevo mai riflettuto sul fatto che sia giusto rivolgersi direttamente alla persona che riceve il manoscritto e non alla casa editrice in quanto entità astratta.
Sui restanti punti da te esposti sono d’accordo, in linea di massima. Riguardo al discorso sul “genere letterario” me la rido, perché io ho delle idee ben precise (e un tantino “anarchiche”) in merito e, in ogni caso, scrivo cose che difficilmente combaciano coi canoni di un genere preciso; non è che scrivo “follie”, per intenderci, ma mi piace “contaminare” e spaziare tra più argomenti; se questo sia da considerare un merito o un demerito, nell’ottica delle case editrici, è tutto da vedere.
Visto che in questo blog mi ci trovo bene, passerò più spesso!
Ciao!
Dov’ero? Beh, dieci anni fa pensavo (quasi) solo all’informatica…
Per quanto riguarda il genere letterario, ti dirò, anch’io quando scrivo adoro “contaminare” (ed è lo stesso identico verbo che uso io!). Ma non credere che non ci sia spazio per un tale “miscuglio” di generi, eh! Anzi, di case editrici aperte al nuovo ce ne sono, basta cercare e, come dicevo, dare sempre un occhio al catalogo.
Se ti serve qualche dritta, cercami via e-mail.
Lieta che ti trovi bene, qui. A presto!